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Troppa plastica in mare! conseguenze e soluzioni per ridurne l’uso

Troppa plastica in mare! conseguenze e soluzioni per ridurne l’uso

Come risolvere il problema della troppa plastica nei mari e negli oceani di tutto il pianeta? Quali sono le conseguenze dell’inquinamento da plastica e come possiamo ridurne il consumo? Scopriamo insieme alcune soluzioni perfette per la casa, l’ufficio o il ristorante.

Quando nacque e rapidamente si sviluppò l’industria moderna della plastica, intorno agli anni’30 del ventesimo secolo, nessuno poteva immaginare che quella che sembrava essere una rivoluzione positiva si sarebbe poi trasformata in uno dei più grandi problemi dell’umanità.

Si perché, originariamente, i primi materiali plastici derivati dal petrolio erano nati per sostituire materiali più fragili, come tessuti o vetro, rispondendo anche alle nuove esigenze dettate da una società sempre più consumista. Fu proprio durante il decollo dell’era del consumismo (dopo la seconda guerra mondiale) che fece la sua apparizione il PET (polietilene tereftalato) , un materiale plastico brevettato in Inghilterra da Rex Whinfield e James Tennant Dickson.

 Inizialmente destinato a impieghi nel settore tessile, il nuovo materiale venne poi studiato per essere introdotto nel settore degli imballaggi. Così, nel 1977, dopo vari esperimenti e anni di studi da parte dell’ingegnere americano Nathaniel Wyeth (Du Pont), nacque l’imballaggio simbolo dell’inquinamento dei nostri mari e oceani: la bottiglia di plastica.

 L’inquinamento da plastica nei mari: il problema del secolo

ogni minuto nel mondo vengono vendute circa 1 milione di bottiglie di plastica, Solo il 14 % viene riciclatoDa anni le bottiglie di plastica, impiegate per contenere acqua e bevande, sono una delle maggiori fonti di inquinamento da plastica nei mari.  La loro invasione nel continente blu è più che evidente: basti pensare alle tante isole di plastica che galleggiano indisturbate sugli oceani a tutte le latitudini. L’ultima che si è formata, considerata la più piccola ma anche la più recente, è stata scoperta nel 2013 nel mare di Barents, in prossimità del circolo polare artico (Fonte: Savetheplanet.green  ). Ma la plastica, purtroppo, non inquina soltanto mari e oceani, bensì ogni parte del nostro pianeta terra. Altro dato allarmante, confermato da diversi studi scientifici, è la presenza di fibre di plastica persino nelle acque dolci dei fiumi, nel suolo e nell’aria, provando l’esistenza di una contaminazione da plastica nell’acqua corrente di tutto il mondo.

 

 

Come rimediare all’inquinamento della plastica nei mari? le soluzioni

In sintesi, stiamo affogando in un mare di plastica che non conosce limiti geografici: nessuno Stato o persona può affermare di non esserne danneggiato. Per limitare l’inquinamento marino dovuto alla plastica esistono però diverse soluzioni:

  • il riuso;
  • il ciclico;
  • il recupero.

Tutte queste soluzioni, però, presuppongono che la plastica sia comunque prodotta e, come ben sappiamo, anche produrre un imballaggio genera un impatto sull’ambiente. Questo perché ogni processo industriale è caratterizzato da diverse fasi di produzione come la lavorazione e il trasporto, durante i quali vengono consumate materie prime ed energia. Inoltre, in riferimento soprattutto al riciclo, c’è da considerare che non tutta la plastica prodotta e raccolta viene riciclata. Secondo il rapporto Ispra  del 2019, in Italia la plastica differenziata era pari a 1,4 milioni di tonnellate, mentre quella riciclata rappresentava soltanto il 40 % del totale. Ancora più bassa è la percentuale di plastica recuperata tramite ad esempio l’incenerimento: solo il 9 % circa (Fonte: ecocamere.it ).

Come puoi ben capire, riciclare o recuperare la plastica non basta. La soluzione più immediata ed efficace è ridurne il suo utilizzo!

Ridurre l’uso della plastica: i depuratori d’acqua

presentazione soluzioni per casa e ufficio per ridurre l’inquinamento dei mari da plasticaEvitare a monte di usare la plastica è, ad oggi, la soluzione più ovvia, anche se può sembrare la più ostica da attuare. Questo perché, la maggior parte delle volte, ridurre la plastica significa cambiare le nostre abitudini quotidiane. Un esempio palese di riduzione dell’utilizzo della plastica è preferire l’acquisto di alimenti senza imballaggi ed evitare di comprare acqua in bottiglia.

Qui entrano in gioco le soluzioni che propongo sempre ai miei clienti, siano essi delle famiglie o dei professionisti: l’acquisto dei depuratori di acqua.

Depuratore d’acqua: cos’è e come funziona

Tutti noi abbiamo l’enorme fortuna di avere nelle nostre case una fornitura costante di acqua potabile grazie alla rete idrica: Perché non sfruttare questo vantaggio installando un depuratore d’acqua?

Un depuratore d’acqua è infatti un dispositivo in grado di eliminare, attraverso diversi processi, impurità o sostanze inquinanti dall’acqua del rubinetto. L’acqua che si ottiene da un depuratore è sempre pura, priva di calcare e di quel sapore metallico caratteristico dell’acqua del rubinetto o di una fontana pubblica. Inoltre, un depuratore ti consente di avere sempre a disposizione, in ogni momento, sia acqua liscia che gasata.

come ridurre la troppa plastica nei mari: come funzionano i depuratori d’acquaCosa vuol dire quindi utilizzare un depuratore d’acqua?

  • Costi inferiori;
  • Meno fatica per il trasporto di pesanti casse d’acqua;
  • Nessuna bottiglia vuota da smaltire;
  • Maggiore benessere grazie al consumo di acqua pura e incontaminata;
  • Minore impatto sull’ambiente.

Depuratori d’acqua a microfiltrazione per uso domestico

come ridurre la troppa plastica nei mari: i depuratori d’acqua per uso domestico

Esistono diversi tipi di depuratori d’acqua che è possibile installare in casa. Quelli che preferisco e che consiglio sempre sono i depuratori d’acqua a microfiltrazione. Questi depuratori sono perfetti per gli ambienti domestici per diversi motivi:

  • Hanno dimensioni compatte e non sono per nulla invasivi, anzi, si nascondono facilmente nella zoccolatura della cucina;
  • Sono depuratori esteticamente belli;
  • Sono dotati di miscelatori a tre vie che permettono di ripulire l’acqua da tutti i metalli pesanti e i pesticidi (di cui l’acqua piovana si carica quando attraversa i terreni) attraverso dei filtri.

Ma c’è di più: un depuratore d’acqua a microfiltrazione è in grado di regolare persino la percentuale di sale (più o meno diuretica) che si trova nell’acqua.

Comodità, benessere, salute e convenienza: avere un depuratore d’acqua in casa vuol dire questo!

Depuratori d’acqua a microfiltrazione per uso professionale

 Per le imprese o le attività come come bar, ristoranti, mense, uffici, scuole, centri ricreativi etc, che facilmente spendono oltre 500 € al mese di acqua in bottiglia, un depuratore d’acqua a microfiltrazione è sicuramente la soluzione più indicata. Oltre a mettere a disposizione dei propri clienti e dipendenti acqua buona e fresca tutti i giorni, il depuratore consente di registrare un’interessante risparmio economico, aspetto sicuramente interessante per un’attività commerciale carica già di tante altre spese.

Conclusioni

immagine rappresentante rifiuti di plastica in mare con attorno dei pesci.La troppa plastica nei mari è un problema serio che tutti noi, con le nostre cattive abitudini, abbiamo contribuito a creare. Se non facciamo subito qualcosa per ridurre l’uso della plastica, finiremo per avere più bottiglie che pesci nei nostri mari. La cosa non è affatto impossibile, considerando che la plastica impiega in media fino a 500 anni per decomporsi!

Un buon sistema di depurazione dell’acqua è la soluzione perfetta per ridurre il consumo di bottiglie d’acqua, costose sia per te che per i nostri mari. Come consulente dell’efficientamento energetico e delle risorse, aiuto sempre i miei clienti a intraprendere un “percorso” che sia il più sostenibile possibile, coniugando benessere personale e minore impatto sull’ambiente.

Se anche tu vuoi eliminare finalmente le bottiglie di plastica dalla tua vita oppure semplicemente conoscere meglio il mondo dei depuratori d’acqua, contattami senza impegno! Sono qui per rispondere a tutte le tue domande.

L’ammortamento economico di un impianto fotovoltaico per uso domestico: i tempi

L’ammortamento economico di un impianto fotovoltaico per uso domestico: i tempi

Parliamo di ammortamento economico di un impianto fotovoltaico per uso domestico: in quanto tempo si recupera la spesa affrontata per l’installazione? Eccoti la mia risposta alla domanda.

Quando una famiglia si rivolge a me per avviare un progetto di efficientamento energetico che riguarda la propria abitazione, una delle prime cose che mi chiede, in genere, è il tempo di ammortamento economico dell’investimento. Rispondo a questa legittima domanda già nelle prime fasi di valutazione di un progetto, anche perché svolgere un’analisi costi/benefici e calcolare il tempo di rientro dell’investimento rappresenta per me una delle fasi cruciali di uno Innanzitutto, chiariamo subito cosa vuol dire la frase “tempi di ammortamento economico di un sistema fotovoltaico”.  Senza usare tecnicismi, i tempi di ammortamento economico sono praticamente i periodi (in anni) in cui i costi sostenuti per l’installazione dell’impianto saranno “ammortizzati” dal risparmio ottenuto dal loro utilizzo. In altre parole, per installare il fotovoltaico c’è bisogno di sostenere dei costi iniziali, dovuti all’installazione fisica dei pannelli e altro. Questi costi, però, vengono poi recuperati grazie ai vantaggi che si registrano dall’utilizzo stesso del sistema fotovoltaico.

Per questo motivo, ci tengo a precisare che quando si tratta di installazione di un impianto, non si parla di costo ma di investimento.

Quindi, volendo rispondere alla domanda iniziale, il ritorno dell’investimento fatto su un impianto fotovoltaico avviene, con buona approssimazione, in 5-6 anni.

Il periodo è approssimativo perché, siccome ogni caso è differente, non può essere uguale per tutti. Nel dettaglio, l’ammortamento economico di un impianto è influenzato da fattori come:

  • le dimensioni di un impianto fotovoltaico;
  • la percentuale di corrente elettrica autoprodotta (autoconsumo);
  • la presenza o meno di sistemi di accumulo;
  • la resa dell’impianto nel tempo;
  • le detrazioni fiscali.

Che senso dare al concetto di tempo di ammortamento economico?

Voglio ora ritornare alla parte in cui ho affermato che non vorrei mi fosse fatta la domanda sul giusto tempo di ammortamento economico di un impianto fotovoltaico per spiegartene il motivo. Nella mia esperienza, in anni di attività, ho potuto verificare che, molto spesso, le persone si soffermano esclusivamente sul calcolo dei costi/ricavi a breve periodo di un progetto di efficienza energetica. Non considerano quindi i benefici  personali, ambientali ed economici  che potrebbero avere nel medio-lungo periodo. Questo, secondo il mio personale punto di vista, è sbagliato. Riferendomi  a valutazioni e progetti di impianti in ambito domestico, ho effettuato lavori dove l’ammortamento economico non era palesemente interessante. Eppure, gli interventi di efficientamento energetico sono stati comunque realizzati e i risultati finali hanno pienamente soddisfatto i bisogni del cliente.

Ti chiedo allora di riflettere sulle seguenti domande:

Quanto vale il benessere personale e il miglioramento del comfort abitativo per te? Con quale coefficiente numerico questi due valori possono essere inseriti nella valutazione del punto di pareggio dell’investimento e quindi nei tempi di ammortamento?

Come quantifichi l’impatto positivo che un progetto di efficienza energetica avrebbe sull’ambiente?

Per me, fare vero efficientamento energetico, non significa basarmi su mere valutazioni numeriche (costi/ricavi), ma creare le giuste condizioni per il benessere delle persone, senza gravare sull’ambiente.

Conclusioni

Più che partire dai giusti tempi di ammortamento economico di un impianto fotovoltaico, secondo la mia esperienza, è importante partire dal problema da risolvere. In questo modo, si potrà delineare insieme la miglior soluzione su misura per il cliente, a costo energetico prossimo allo zero, ottenendo davvero il miglior punto di pareggio tra investimento iniziale e benefici ottenuti. La mia più grande soddisfazione? quando concludo un lavoro e le persone non mi chiedono il tempo di ammortamento nell’esclusiva ottica costi/ricavi: significa che il progetto è totalmente allineato sull’esigenza del cliente e che sono riuscito ad interpretarla al meglio.

Hai considerazioni, dubbi o domande sul tema dell’efficienza energetica? lasciami pure un commento, sarò felice di leggerlo e risponderti 😉

Se invece sei interessato al tema del fotovoltaico e vuoi capire se rappresenti la scelta giusta per te, contattami  pure senza impegno! Io e il mio team non vediamo l’ ora di soddisfare ogni tua esigenza, per garantirti sempre il miglior comfort abitativo.

Lampade LEC: Una nuova tecnologia che illuminerà il progresso?

Lampade LEC: Una nuova tecnologia che illuminerà il progresso?

Cosa sono le lampade LEC e in cosa differiscono dalle più conosciute lampade LED? Scopriamo insieme questa nuova tecnologia legata al campo dell’illuminazione.

Tutti noi conosciamo e utilizziamo con grande soddisfazione le lampade a led. Hanno trovato applicazione in qualunque settore, sia pubblico che privato, e sono ormai presenti in quasi tutte le nostre case. Questo perché, oltre ad essere più luminose delle tradizionali lampadine a incandescenza, le lampadine con tecnologia led ci permettono di risparmiare un alta percentuale di elettricità. Non tutti sanno, però, che c’è una nuova tecnologia che sta prendendo piede soprattutto nel settore agricolo: le lampade LEC. Ma cosa sono? In cosa si differenziano dalle ormai note lampade LED? Saranno migliori di quest’ultime? scopriamolo insieme in questo nuovo articolo dedicato all’innovazione.

Lampade LEC: cosa sono?

Le lampade LEC (acronimo di Light-emitting electrochemical cell), chiamate anche lampade CMH, potremmo definirle semplicemente come le lampade LED del futuro. La loro tecnologia si basa su celle elettrochimiche, che emettono una luce più intensa ed efficiente rispetto ai LED. Infatti, sono in grado di generare livelli altissimi di luce con un minor consumo di energia se comparate alle altre tipologie di lampade presenti ad oggi sul mercato.

 La rivista Nature Communications le descrive come così flessibili, sottili e leggere da avere tante possibili applicazioni: dalla diagnostica alla segnaletica stradale e all’illuminazione pubblica.
I ricercatori delle Università svedesi di Umeå e Linköping, che le hanno messe a punto, invece, spiegano che questi nuovi dispositivi sono realizzati con tecniche di stampa e colorazione low cost simili a quelle impiegate per i quotidiani.

Attualmente, esistono in commercio soprattutto due diverse tipologie di lampade LEC/ CMH:

  • Ad ampio spettro da 3100 K;
  • A spettro blu da 4200 K.

Entrambe le versioni funzionano solo con ballast magnetici o elettronici,che emettono frequenze piuttosto basse.

presentazione Lampada LEC: cos’è e come funziona Lampade LEC: Pro e Contro

Una delle principali caratteristiche delle lampade LEC è quella di emettere una luce molto simile a quella del sole. Da qui, è facile intuire che una loro applicazione consona è il settore agricolo, più precisamente la coltivazione indoor. Non a caso, molti coltivatori professionisti e amatoriali stanno installando nelle proprie serre dei sistemi di illuminazione con lampade LEC, per velocizzare la crescita e la fioritura delle loro piante.

Ma non è tutto: le lampade LEC rappresenterebbero un ottimo sistema di illuminazione in tutte quelle attività dove è importante che i colori non vengano falsati, come il settore dell’abbigliamento o dei colori e delle vernici.

In più, oltre alla migliore resa cromatica va considerato che le lampade LEC hanno uno spettro luminoso più stabile, una maggiore efficienza complessiva e una vita utile molto più lunga rispetto alle lampade MH o HPS (circa il 50%). L’aspetto negativo dei LEC? sono abbastanza costosi, quindi va valutato con attenzione il rapporto tra il tempo di ammortamento e il risparmio energetico. Non bisogna sottovalutare anche un altro aspetto. Le lampade CMH emettono raggi ultravioletti ad onde corte che possono provocare gravi ustioni cutanee e infiammazioni oculari. È quindi necessario l’uso di occhiali protettivi in caso si rimanga a lungo nei luoghi che utilizzano questa tecnologia.

Lampade LED vs LEC

lampade lec vs lampade led

L’invenzione dei Led (premio Nobel per la Fisica nel 2014), ha permesso di ridurre il consumo di energia elettrica per l’illuminazione. Costituiscono una fonte di luce pulita, ecosostenibile e capace di fornire energia a basso costo. Con l’introduzione dei LEC, l’obiettivo che si vuole raggiungere è ambizioso: si punta a migliorare la tecnologia LED, permettendo di ottenere contemporaneamente luminosità ed efficienza energetica. Questo ovviamente quando il perfezionamento della tecnologia e la diffusione nel mercato permetteranno di superare l’attuale scoglio dell’elevato costo dei LEC.

Conclusioni

Concludo lasciandoti questo interrogativo:

Le lampade LEC soppianteranno prima o poi le lampade LED?

A mio avviso, anche se le lampade LEC puntano a migliorare prestazioni, durata e luminosità, la loro diffusione sul mercato ha bisogno ancora di notevoli ottimizzazioni. Sono però fiducioso su futuri risvolti positivi per questa innovativa tecnologia.

Dimensioni Pannelli Fotovoltaici: I 3 Errori Da Evitare.

DIMENSIONI PANNELLI FOTOVOLTAICI: I 3 ERRORI DA EVITARE

Parliamo di dimensioni dei pannelli fotovoltaici: cosa bisogna sapere per effettuare un corretto dimensionamento dell’impianto? Eccoti la risposta alla domanda e i 3 principali errori da evitare per ottenere il massimo dal fotovoltaico.

Come esperto di efficienza energetica, mi ritrovo ogni giorno a dover rispondere a diverse domande legate al tema del fotovoltaico. C’è però una particolare domanda, piuttosto ricorrente, che molti dei miei clienti mi pongono quando decidono di valutare l’installazione di un nuovo impianto. La domanda in questione è la seguente:

“quali sono le  dimensioni che dovrebbero avere i pannelli fotovoltaici per renderci autonomi a livello energetico?”

Ebbene, la risposta a questa importantissima domanda non è affatto banale, e ti spiego subito il perché.

Molti pensano che per effettuare un corretto calcolo del dimensionamento di un sistema fotovoltaico basti considerare solo i seguenti fattori:

  • il consumo annuo della componente energetica in kWh del potenziale cliente;
  • i mq a disposizione sul tetto per l’installazione.

Ora, non sto dicendo che scegliere dei moduli fotovoltaici in base al consumo di energia o allo spazio disponibile sul tetto della propria abitazione sia scorretto! (difatti, per una completezza di informazioni, su questi ultimi ti fornirò delle linee guida.

Vorrei però spiegarti perché un professionista, basandosi unicamente su questi dati, non ti garantirà un miglioramento della qualità della vita nel lungo periodo.

 Per ottenere un reale vantaggio da un impianto fotovoltaico, infatti, bisogna tenere in considerazione anche altri fattori che, secondo la mia personale esperienza, sono piuttosto importanti!

In questo articolo, quindi, risponderò alla precedente domanda e, nel farlo, ti racconterò il mio personale approccio  alla tematica,  approccio che mi ha permesso di individuare ben 3 errori da non commettere quando si parla di dimensioni di un impianto solare fotovoltaico.

Ma passiamo subito al cuore del discorso e cominciamo con l’approfondire il primissimo errore da non fare!

Errore n°1: dimensionare l’impianto fotovoltaico in base ai consumi attuali

immagine contatore elettrico – presentazione errore numero 1 nel dimensionamento degli impianti fotovoltaici

Quando si parla di fotovoltaico, uno dei primi errori che in passato (ma, ahimè, ancora oggi) si commetteva era quello di dimensionare l’impianto sulla potenza del contatore. Più precisamente, spesso si confondeva la potenza di prelievo istantaneo del contatore con la produzione giornaliera/annuale dell’impianto da installare.

Si realizzava in sostanza un progetto energetico considerando quelli che erano i consumi attuali della famiglia. La differenza del mio approccio sta proprio in questo.

Quando intervisto i miei clienti per valutare le loro esigenze ed elaborare un progetto corretto, non mi limito a considerare le necessità attuali di consumo, bensì valuto anche le possibili esigenze energetiche future, che potrebbero presentarsi da li ai prossimi 10, 20 o 30 anni!

In sintesi: ci si deve chiedere come si possono evolvere i consumi, come la tecnologia potrà offrire nuovi strumenti per migliorare la vita (climatizzatori, asciugatrici, macchina elettrica etc etc ), se ci sarà un aumento o una diminuzione dei membri del nucleo familiare e come questi potranno influire sull’aumento o la diminuzione dei consumi energetici futuri.

Errore n°2: la resa dell’impianto fotovoltaico nel tempo

dimensioni impianti fotovoltaici: presentazione errore numero 2, foto pannello fotovoltaicoAnche la resa dell’impianto nel tempo va tenuta in debita considerazione. Se ad oggi un buon impianto è garantito con una resa del 92%, bisogna che quest’ultima sia garantita anche tra trent’anni. Come? creando le condizioni ottimali affinché l’impianto funzioni sempre al meglio. Purtroppo, però,  in molti casi queste condizioni non vengono create. Gli interventi di ottimizzazione della resa o le modifiche strutturali a impianti fotovoltaici preesistenti sono infatti molto frequenti. Io stesso, insieme ai miei collaboratori, intervengo su molti sistemi già installati, che ottimizzo con accumulatori di energia elettrica (o batterie di accumulo fotovoltaico) a seconda dei casi (per approfondire l’argomento, leggi la soluzione 1 che ho proposto a un mio cliente, presente nella sessione “il cantiere delle idee, dove racconto alcuni dei progetti che abbiamo realizzato nel corso degli anni).

Errore n°3: non considerare ostacoli strutturali o naturali

immagine tetto con pannelli fotovoltaici sistemati intono a lucernaio:presentazione errore n°3

Qualche anno fa, ho sconsigliato vivamente l’installazione di un sistema fotovoltaico ad un potenziale cliente perché, nel suo caso specifico, la vicinanza a degli alberi e la posizione dell’abitazione non avrebbero permesso di sfruttare appieno la luce del sole.

Automaticamente, un impianto fotovoltaico tradizionale, senza sistema di accumulo, non avrebbe funzionato al massimo del suo potenziale.

Ricordo che, nel momento in cui valutai negativamente la fattibilità del progetto, il cliente rimase alquanto stupito. Lo stupore era dettato dal fatto che, fino a quel momento, aveva consultato diversi professionisti del settore e collezionato non pochi preventivi, ma nessuno di loro aveva mai sconsigliato l’installazione dei pannelli sulla propria abitazione o, quanto meno, reso noti i fattori che potevano compromettere la resa ottimale del futuro impianto.

In quel momento, mi resi conto che un altro errore (aggiungerei grave) da non commettere è quello di non considerare eventuali ostacoli presenti intorno alla propria abitazione, che potrebbero causare ombreggiamenti proprio nelle ore cruciali del giorno.

Quando si valuta l’installazione di un sistema fotovoltaico si devono assolutamente tenere in considerazione tutti i fattori che possono influenzare sul suo corretto funzionamento, come:

  • l’orientamento della casa (nord, sud, est o ovest);
  • la presenza di ostacoli sul tetto (camini, antenne, lucernari);
  • la presenza di ostacoli attorno casa (alberi o altre abitazioni che possono causare ombreggiamenti).

Questi fattori possono aiutarti anche a comprendere quali sono i casi in cui conviene installare un impianto fotovoltaico  sulla propria abitazione.

Dimensioni pannelli fotovoltaici: il mio consiglio

In estrema sintesi, l’errore più comune che si possa fare è dimensionare l’impianto fotovoltaico sullo stato attuale dei consumi, senza considerare che l’impianto è legato alla casa e che magari tra 20 anni ci vivranno altre persone con necessità diverse, oppure ci sarà magari qualche nuova tecnologia che potrà influenzare il consumo della componente energetica in casa.

Nel complesso, acquistare un sistema fotovoltaico per moda o con il mero scopo di abbassare la bolletta energetica, senza quindi apportare miglioramenti alla qualità della vita, credo tolga alla scelta di un impianto di efficientamento energetico una buona parte della sua ragion d’essere.

Nota bene! se non ci sono dei vincoli oggettivi come ad esempio lo spazio a disposizione sul tetto, il mio consiglio è di optare sempre per il massimo possibile.

Se invece lo spazio a disposizione sul proprio tetto è ridotto, potrebbe aiutarti sapere che un impianto fotovoltaico:

  1. da 3 kW può occupare dai 15 ai 30 mq di superficie;
  2. da 6 kW, invece, può aver bisogno da 40 a 60 mq di superficie;
  3. un impianto più grande, da 9 kW, può necessitare fino a 100 mq di superficie.

Naturalmente questi sono dei valori piuttosto approssimativi, perché bisognerebbe tenere conto delle caratteristiche specifiche della casa su cui intervenire (come la forma del tetto, che può essere a falde o piano) e della tipologia di moduli fotovoltaici da utilizzare (monocristallini, policristallini, pannelli a film sottile ecc..).

Se desideri avere maggiori informazioni a riguardo e valutare insieme a me l’installazione di un impianto fotovoltaico a casa tua, contattami pure senza impegno! io e il mio team saremo felici di soddisfare ogni tua esigenza, per garantirti sempre il miglior comfort abitativo.

IMPIANTO FOTOVOLTAICO: QUANDO CONVIENE?

IMPIANTO FOTOVOLTAICO: QUANDO CONVIENE?

Scopriamo insieme quando conviene installare un impianto fotovoltaico sul tetto di casa per soddisfare il proprio fabbisogno energetico. Capirai che rappresenta SEMPRE la scelta giusta sia per te che per il pianeta.

Negli ultimi anni, è aumentato in maniera piuttosto esponenziale il numero delle famiglie che hanno scelto di installare sulle proprie case gli impianti fotovoltaici. Addirittura, nel 2020 la richiesta del fotovoltaico è cresciuta del 9 %  rispetto all’anno precedente, nonostante il COVID-19 (come ben sappiamo) abbia inflitto un duro colpo al tessuto economico del nostro paese (dati riportati dall’ANSA, l’Agenzia Nazionale Stampa Associata).

Molto probabilmente questa crescita “contro corrente” la si deve a una maggiore sensibilità verso l’ambiente. Ha però giocato un ruolo decisivo anche all’introduzione del “Superbonus 110%” , la tanta pubblicizzata agevolazione economica introdotta dal Decreto Rilancio a favore di interventi volti a migliorare l’efficienza energetica degli immobili. Il Superbonus ha sicuramente spinto molte altre famiglie ad informarsi sul significato dell’efficienza energetica e a porsi non poche domande sulla convenienza del fotovoltaico.

In questo mio articolo voglio appunto parlarti di quando e perché un impianto fotovoltaico, a prescindere dalla presenza di incentivi o detrazioni fiscali, rappresenti la scelta giusta sia per te che per il pianeta.

Quando conviene installare un impianto fotovoltaico?

Partiamo col capire in quali casi è davvero conveniente installare un impianto fotovoltaico sul tetto della propria abitazione.

1.       Consumi elevati di corrente elettrica

Come prima cosa, il fotovoltaico conviene quando i consumi sia di energia elettrica che di gas sono molto elevati. In questi casi, un impianto fotovoltaico sarebbe la soluzione ideale perché, consumare l’energia prodotta dal proprio impianto, consente di ridurre al minimo il prelievo di corrente fornita dalla rete del  GSE (gestore dell’energia elettrica), riducendo così il costo della bolletta. Inoltre, se si scelgono degli impianti fotovoltaici con sistema di accumulo, si può ulteriormente incrementare la percentuale di autoconsumo, soprattutto se il consumo di energia è concentrato nelle ore serali, arrivando anche ad azzerare il costo dell’energia elettrica. L’autoconsumo, in sostanza, è il primo vantaggio che otterresti da un impianto fotovoltaico.

Ma non è tutto! Grazie al fotovoltaico, infatti, puoi dare un taglio anche alla spesa del gas, eliminandolo del tutto apportando delle piccole modifiche alla casa (te ne accennerò alcune tra poche righe).

2.       Fruttando al massimo l’impianto fotovoltaicoimmagine: immagine di un impianto fotovoltaico di grandi dimensioni, da 10 kWp

Per essere davvero conveniente, un impianto fotovoltaico deve sempre essere sfruttato al massimo. Ma in che modo? Ebbene, devono essere presenti tutte le condizioni per cui una famiglia può ottenere davvero un reale risparmio dall’installazione. Nel dettaglio, sono diversi i fattori che incidono sulla convenienza:

  • Posizione geografica della casa, forma del tetto e ostacoli che creano ombre;
  • La percentuale di autoconsumo (deve essere alta, ottimo se arriva almeno all’80%);
  • La grandezza dell’impianto (consiglio sempre di installare impianti di grandi dimensioni sfruttando lo spazio a disposizione!);
  • La presenza di un sistema di accumulo (come detto prima, permette di accumulare energia che può essere consumata nelle ore serali);
  • La scelta di eliminare il gas (che ti consentirebbe di diventare completamente indipendente abbattendo anche il costo del gas, che non è male!).

Se vuoi avere un’idea di come ottenere il massimo da un impianto fotovoltaico. Ottimizzando il suo impianto fotovoltaico abbiamo ottenuto un aumento dell’autoconsumo arrivando all’85%! In più, siamo riusciti ad abbattere del tutto il costo del gas, che era piuttosto elevato, attraverso due interventi:

  • l’ installazione di una pompa di calore per acqua calda sanitaria;
  • Il passaggio da un piano cottura tradizionale a un piano a induzione in cucina.

 

Perché conviene installare il fotovoltaico?

Come abbiamo visto prima, alti consumi energetici si traducono in bollette salate di corrente elettrica che, di conseguenza, gravano sul bilancio economico familiare. Installare un impianto fotovoltaico ti permetterà attraverso l’autoconsumo (e la vendita della corrente elettrica non utilizzata, il cosi detto “scambio sul posto” ) di risparmiare sul costo dell’elettricità. Ma non è tutto. Costi elevati di consumi energetici significano anche alto sfruttamento di risorse e quindi elevato impatto ambientale, soprattutto se le fonti energetiche provengono da risorse fossili non rinnovabili (come il petrolio e il carbone). Una centrale elettrica a carbone, per ogni kWh prodotto, emette ben 857,3 grammi di CO2! Sai quanta CO2 emette invece un pannello fotovoltaico per produrre un kWh di energia prodotta? ZERO (fonte dati: Legambiente.it)!

Questo perché il fotovoltaico sfrutta una risorsa gratuita e rinnovabile: la luce del sole.

 Conclusioni

In conclusione, se dovessi rispondere alla domanda: quando conviene installare un impianto fotovoltaico? pensando prima di tutto all’ambiente, ti direi: SEMPRE!

Ma non solo. Come hai potuto capire, scegliere il fotovoltaico significa anche risparmiare di molto sia sulla bolletta dell’energia elettrica che sulla componente gas! Inoltre, il costo dei pannelli fotovoltaici negli anni è piuttosto diminuito rispetto al passato, ma è aumentata la loro resa grazie all’innovazione tecnica. In sostanza, ricorrere a soluzioni pulite come il fotovoltaico porta a un immediato beneficio sia ambientale che economico e, in molti casi, è possibile ammortizzare collegamento ipertestuale i costi di installazione anche in tempi brevi, soprattutto considerando l’enorme risparmio in bolletta. Inoltre, se hai interesse verso soluzioni più sostenibili, un professionista dell’efficienza energetica è in grado di venirti in contro impostando  un piano di investimento su misura per te!

Ps: se desideri scoprire se un impianto fotovoltaico è la soluzione giusta per te, contattami  pure senza impegno! Sarò ben felice di valutare il tuo caso.